Il pullman di prima mattina è sempre un mortorio. È raro che gli studenti si mettano a chiacchierare e quando lo fanno c’è un solo motivo, si sono svegliati prima del solito. Ciò accade però così poco che è più normale sentire la radio dell’autista che non le voci di noi ragazzi, un paradosso.
Ora i ragazzi preferiscono la musica alla conversazione, persino i compiti sono diventati futili. Tutto ciò vale anche per me.
La mattina appena salita sul pullman scambio un saluto veloce con la mia amica Giorgia, un cenno con la testa o un ‹ciao› quasi sussurrato, per poi recarmi verso il mio posto a sedere e mettermi le mie tanto amate cuffie fino al capolinea, in completo silenzio.
Oggi la routine non è cambiata, saluto Giorgia, mi siedo e subito cuffie nelle orecchie.
Solitamente mi scelgo una delle mie playlist a seconda del mio umore. Ho quelle movimentate, quelle rap, quelle che mi fanno tornare nel mondo dei sogni e quelle con un testo significativo che spesso mi ritrovo a canticchiare. Oggi però è diverso, sono più assonnata del solito e non so ancora di che umore sono. In casi come questi, la riproduzione casuale di tutte le canzoni è la soluzione.
‹Good Guys› di Mika è la prima che parte e vengo inebriata dalla voce melodiosa del cantante fin dalle prime parole. Chiudo allora gli occhi e mi concentro su ciò che sto ascoltando, riuscendo ad immaginarmi il video musicale, minimalista ma efficace. Persino il video, infatti, è una delizia per gli occhi.
La canzone finisce in fretta, anche troppo in fretta. La tentazione di rimetterla è tanta, ma il sonno la sovrasta, perciò si passa a ‹Ooh› di Jon Bellion. Al mondo saremo complessivamente in dieci a conoscerla, però la sua semplicità e sincerità sono travolgenti, tanto da farti piacere quella melodia monotona e quel testo ripetitivo. Il fatto che non abbia un video musicale, fa in modo che la mia mente vaghi, immaginandomi per la prima volta ciò che può aver provato Jon Bellion mentre la componeva.
Riesco a vedere chiaramente nei miei pensieri una ragazza nella norma, con una vita nella norma, che incontra un artista.
«Ciao, mi chiamo Jon»
Come si potrà mai chiamare la ragazza che ormai per Jon non è più soltanto ‘nella norma’?
«Io sono Sophie, piacere», un nome nella norma.
«Hai un bel nome, Sophie», ma non per Jon.
I due ragazzi conosciuti per caso, finiranno dopo poco ad innamorarsi per caso. Sophie scoprirà la passione di Jon per la musica e in quel momento capirà che il suo destino è di essere immortale, per sempre impressa nelle note di una canzone.
«Signorina… Signorina si svegli, siamo al capolinea»
Apro gli occhi, spaesata. Il pullman è vuoto, è l’autista a parlarmi. Mi ha tolto una cuffietta, ma attraverso l’altra riesco a sentire Eminem. Guardo il telefono, sono le otto meno dieci.
«La ringrazio per avermi svegliata» rivolgo un sorriso all’autista, prima di prendere lo zaino e scendere dal pullman per dirigermi verso scuola.
Saran tells:
Ecco finalmente la prima vera storia breve. Sono curiosa di sapere cosa ne pensate, spero vi piaccia. Ditemi cosa ne pensate!
Alla prossima,
Saran